Un’esperienza semplice, un incontro per caso, che non mi sorprende perché quando vado ad un concerto lo metto sempre in conto che possa accadere. Che poi sia capitato senza alcuna relazione con questo motivo, poco importa.
Poco importa anche qualsiasi altra cosa visto che tutto quello che non si nutre va verso il suo destino più logico e scontato che è quello della morte. E anche il voler bene ad una persona è una cosa che, anche se rimane vera, finisce per spegnersi, come se precipitasse in un insensibile torpore.
L’aspetto più interessante comunque è che a volte, come ieri, si aprono queste piccole finestra da cui si vede scorrere la vita, anche solo per pochi istanti. Poi si richiude tutto e si ritorna come prima.
Così, tanto per ricordarsi com’è.
Non si può certo affermare che non l’avevo detto. Figuriamoci se ho la costanza e la pazienza di alimentare un blog di giorno in giorno. O meglio, quelle ce le avrei anche, il problema è che non ho niente da dire.
Forse questo potrebbe già essere in effetti un buon argomento: una lunga e articolata riflessione sul motivo per cui c’è poco da raccontare. Ma non interesserebbe molto gli altri e io non ho bisogno di pensarci troppo dal momento che l’ho già fatto e le conclusioni le ho già tratte.
Le giornate passano più o meno simili a quelle trascorse, non mi annoio, almeno nel senso classico e quotidiano del termine, la parola più corretta e appropriata, che mi è tornata alla memoria proprio nel momento in cui scrivo questa frase, è probabilmente nausée.
Dedico troppi pensieri al lavoro. E non se li merita.
Questa sera cena, ma non ho voglia di vedere gente. Vabbè, solita recita e pattume nascosto sotto il divano con un calcio.

