Chi non muore si rivede

Questa sera mi sono deciso a rimettere in piedi questo sito: un paio di orette per mettere in piedi il cms e importare alcuni dati della vecchia versione. Un wordpress semplice semplice, con poche personalizzazioni perché non ho voglia di lavorarci troppo per ora.
Così, tanto per passare il tempo.
E se pensate che ci siano modi migliori di passare il tempo… sono d’accordo con voi.

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Piove

Sì, infatti, piove ma poi smette.
Tanto per cambiare quando piove da noi si blocca tutto.
Non è esattamente come diceva Fede questa sera al TG4 (“Valtellina in ginocchio”, quella sarà al massimo sua sorella…) ma con due gocce va sempre un po’ tutto a puttane.
E mentre scrivevo questa frase non so perché ma mi è venuto in mento Studio aperto. Ieri c’era un servizio sugli studenti che non sanno usare il congiuntivo. Testo letto dalla tipa che più o meno faceva: “Ormai non sanno più fare le declinazioni e a farne le spese è il congiuntivo”. Ne fa le spese con tua sorella, immagino.
Massì, poi alla fine comunque è spuntato il sole e sembrava una bella giornata di settembre.

È circa una settimana che mi diverto un po’ con Facebook.
http://it.facebook.com/people/Ivan_Marchesini/1372303717
Si tratta di un’attività abbastanza inutile ma divertente. Fondamentelmente sono anche contrario a queste cose perché se ho qualcosa da dire a qualcuno posso usare il telefono o la mail, se voglio scrivere qualcosa al mondo lo faccio sul mio sito (e infatti non ho mai molto da dire), se qualcuno vuole cercarmi su internet può farlo su google, e infine, se proprio proprio ho perso di vista della gente, beh, in linea di massima c’è quasi sempre un motivo per il quale questo è successo… Essendo poi io contrario ai rapporti umani, figuriamoci.
In realtà poi è utile per due cose. 1- Puoi vedere quali amiche gnocche hanno i tuoi amici e amiche 2- Serve per ricordarti i nomi delle persone che ti sono state presentate ma delle quali ti scordi come si chiamano dopo cinque secondi.
La cosa negativa è che se non hai un tot di amici passi per uno sfigato. Io lo so già di mio che lo sono ma per altri motivi. Solo che non è bello che lo sappiano proprio tutti.

Si capiva vero che non avevo molto da dire questa sera? Già, ma volevo farlo perché ho promesso che scrivevo qualcosa. Ed è una piccola cosa ma almeno faccio un po’ di compagnia a chi me l’ha chiesto. Visto che chi me l’ha chiesto fa molta compagnia a me.

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Ve la faremo vedere!

Lavorare in una casa editrice è uno spasso. Sarà che già il fatto di generare cultura a vagonate ti mette di buon umore, sarà perché si lavora in un bell’ambiente.
Tanto che quando si fa sciopero c’è gente che dice: “Io aderisco, però vengo a lavorare lo stesso”.
Poi si rincara la dose: “Eh ma mica siamo dei terroristi da andare a dirgli a loro cose tipo o tu mi paghi o sto a casa… mica lo capiscono, loro, queste cose, questa finezze di cesello qua”.
Oppure: “Secondo me, se non ci hanno pagati, è meglio non fare sciopero al venerdì pomeriggio perché fa troppo autoferrotranviere, ma nemmeno al lunedì mattina, perché fa troppo ponte“.
Beh… ‘fanculo… io sabato e domenica ho fatto sciopero!

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Bi-infidus actiregularis

A questo mondo c’è gente che non ha di meglio da fare che venire qui per vedere se scrivo qualcosa in queste pagine.
In questo ristretto insieme di persone con una vita sufficientemente triste da spingerle a ciò, ci sono le mie adorate colleghe di lavoro.
Poi vengono a cazziarmi per il fatto che non scrivo niente.
E la cosa è sorprendente perché proprio loro dovrebbero sapere bene che la vita di chi fa il nostro lavoro non è esattamente quel che si definisce come un qualcosa “denso di fatti eccitanti”.
Tanto che, per rendere l’idea, loro stesse un paio di settimane fa si sono tutte eccitate per una banale storiella che ho raccontato su quanto mi era capitato la sera prima al supermercato. Già il solo “argomento yogurt” scatena sempre sul posto di lavoro vivaci dibatti che neanche da Vespa e dalla De Filippi (“Non puoi chiamare il Muller ‘yogurt’ perché è in realtà ‘crema di yogurt!'”, “Il vasetto dello yogurt greco è da 150 o 200 gr??”). Figuriamoci se a questo vibrante tema ci si aggiunge un tocco di criminalità da bassa cronaca.
Chiarisco fin da subito che lo yogurt qui costituisce solo l’ambientazione. Mi trovavo infatti nella nicchia degli yogurt della Sma di via Marcellino Ammiano. Stavo riflettendo sul fatto che il Muller era passato in un paio di mesi da 56 cent a 72 e quindi valutavo di ripiegare almeno parzialmente su alcuni vasetti di Mila a 40 centesimi circa. Che è, in verità, un po’ più acquetta rispetto a quella cazzo di crema di yogurt.
Mentre valutavo le varie opzioni sento da dietro una voce maschile, con un tono un po’ perentorio, che dice qualcosa che ha a che fare con il Triangolo delle Bermuda, tipo “Qui è come il Triangolo delle Bermuda”, ma non sono proprio sicuro delle parole esatte.
Anche per uno sveglio come me il parallelismo sinistramente geografico introdotto con la nicchia degli yogurt mi ha lasciato qualche secondo pensieroso, ma girandomi ho visto che c’era anche una ragazza, quindi non mi sono perso troppo in riflessioni sulla portata figurale di certe frasi. Sulle prime ho anche pensato che il tizio fosse insieme a lei e stavo per tornarmene ai miei yogurt. Solo che quando ho incrociato il suo sguardo lei mi fa tutta impaurita: “È da quando sono entrata nel supermercato che mi sta seguendo!”.
Cosa neanche troppo strana visto che la nicchia degli yogurt è subito dopo l’entrata e prima c’è solo il reparto frutta e verdura.
Ma tant’è. In genere le ragazze che si incontrano al reparto yogurt non sono male perché vuol dire che sono attente alla linea. Mi sembra intuitivo: sono potenzialmente meno soggette a decadenza di quelle che si comprano due etti di mortadella. Quindi se c’è occasione bisogna far valere un po’ la propria galanteria disinteressata.
Allora le dico: “Ma sei sicura?”
E lei: “Sì, pensi che debba chiamare la sicurezza?”
“Mah… non so… aspetta un momento e vedi se va avanti. Semmai puoi fare finta che sei con qualcuno… non so.. se vuoi… ”
E lì mi offro per farle da accompagnatore. Ammesso e non concesso che avesse più motivi per fidarsi di me che dell’altro.
Probabilmente anche lei ha avuto questo dubbio perché mi ha detto qualcosa tipo “ma mi ha visto che sono entrata da sola!”.

In realtà poi non si saprà mai cosa pensasse perché quello che ormai passa alla cronaca come il “maniaco degli yogurt” ormai se n’era già andato avanti, oltre il panificio e il pollame.

E io sono andato a comprarmi i miei Mila, perché saranno anche acquetta, ma per un redattore editoriale la crema di yogurt è un lusso che ci si può permettere sempre meno

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Cous cous

Una signora che commentava seria all’uscita del cinema: “Se gli arabi sapessero che c’è anche il cous cous che si cuoce in cinque minuti”.

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